La casa signorile si chiamava domus. Varcata la soglia d'ingresso un corridoio conduceva all'atrio, un ampio cortile che, in epoca più antica, costituiva il cuore della casa. Poi il centro della vita domestica passò al giardino porticato interno, il peristilio, mentre l'atrio ebbe funzione di rappresentanza.
Al centro del cortile si trovava una vasca, l'implùvium, per la raccolta dell'acqua piovana, che proveniva da un'apposita apertura sul tetto, il complùvium. Questo aveva anche la funzione d'illuminare l'ambiente. Dall'implùvium l'acqua passava in una cisterna sottostante, da dove poteva essere attinta mediante un pozzo. Quando la città venne collegata all'acquedotto, l'impluvio divenne un elemento decorativo.
A seconda del tipo di copertura l'atrio poteva essere:

  • tuscanico, privo di colonne a sostegno delle falde inclinate del tetto;
  • tetrastilo, con quattro colonne di sostegno agli angoli della vasca;
  • corinzio, con la vasca circondata da più colonne;
  • testudinato, chiuso al centro.
Intorno all'atrio si affacciavano le stanze da letto, i cubìcula; i vani di servizio; le stanze da pranzo e da soggiorno.
In asse con l'ingresso era il tablìno, la sala di ricevimento, che veniva chiuso con una tenda. Qui in età arcaica si consumavano i pasti; poi fu creata una stanza apposita detta triclìnum. Esistevano triclìni invernali ed estivi: questi ultimi, all'aperto, erano posti sotto pergolati e allietati da fontanelle e giochi d'acqua.
Attraverso un corridoio ai lati del tablìno si giungeva nel giardino. La casa di influenza ellenistica sostituisce ed amplia il primitivo orto, creando un porticato, il peristilio, con al centro un giardino ed intorno numerosi ambienti. Il tutto era arricchito da elementi decorativi: mosaici nei pavimenti, pitture alle pareti, arredi e suppellettili, statue, fontane, giochi d'acqua.
Dal peristilio si poteva raggiungere un piccolo quartiere termale preceduto da un piccolo atrio.
Le cucine erano poste in genere in zone laterali o in cortili interni. Accanto al banco del focolare c'era il lavandino collegato a un tubo di scarico, che si congiungeva a quello della latrina adiacente.
Il ceto più modesto viveva in case più piccole e con una disposizione planimetrica più semplice: stretti vestiboli d'ingresso, fiancheggiati da due cubicoli; cortile centrale scoperto; due o più vani disposti sui lati della corte d'ingresso; in ultimo l'hòrtus, che forse era completato da un portichetto.
Infine c'erano le case dei piccoli commercianti, situate nei retrobottega, con i ballatoi, le cosiddette pèrgulae, utilizzati sia per deposito di merci sia come abitazione.
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