Disposte su due livelli diversi, le Terme furono scavate tra il 1955 ed il 1988. Al piano terra si dispongono diversi ambienti, accessibili per entrambi i sessi, aperti dallo spogliatoio -apodyterium (7)-  e  dalla successiva anticamera (6). Da qui si accede alla piscina fredda (9) sovrastata da un ninfeo (10) in cima ad una scalinata da cui doveva scendere una cascata d'acqua che si raccoglieva nella vasca.

Al centro del ninfeo si trova un mosaico con Marte circondato da amorini, e, sulle altre pareti scene di giochi navali e altre ambientazioni marittime. Proseguendo si entra nel tepidarium (5), una zona a temperatura tiepida utile a favorire il passaggio graduale dalla piscina precedente al calidarium (4),

destinato ai bagni di vapore, ed al laconicum (12), una sauna caldo-secca. Infine, oltrepassando un'altra sala riscaldata (3), si accede ad una piscina calida (2) che presentava due rarità nel panorama delle terme romane: l'essere riscaldata con sistema a samovar ed un soffitto con volta a botte mosaicata a cui appartenevano due grandi lacerti con soggetti marittimi ora conservati nella casa di Trittolemo (VII 7, 2-5). Nell'ultima fase di vita venne aggiunta un'altra entrata al complesso (1).

Sul retro dell'edificio si trovano vari ambienti di servizio, tra cui quello con la fornace ed una latrina. Al secondo piano si collocano alcune stanze per le quali si ipotizza un utilizzo tipo lupanare con accesso sia dal piano terra delle Terme, sia da un porticato laterale lungo via Marina (di cui sono ancora visibili le basi e la pavimentazione).

Questa ipotesi è maggiormente rafforzata dalla presenza di alcune raffigurazioni erotico-pornografiche nello spogliatoio (7): si tratta di una serie di riquadri nei quali sono rappresentate diverse posizioni sessuali tra due e più partners. Poiché sotto queste immagini dovevano trovarsi i contenitori per gli indumenti degli avventori è probabile che esse servissero come promemoria per ricordarne la collocazione, ma non è da escludere che fossero fonte di ispirazione per chi si recava al secondo piano.

Da notare nel cortile basolato di ingresso la presenza di un cippo in pietra su cui sono incise le lettere LPP acronimo di Locus Publicus Pompeianorum, la cui apposizione risale a pochi anni prima dell'eruzione del 79 d.C. quando il tribuno Titus Suedius Clemente fu mandato a Pompei dall’imperatore per ristabilire il confine tra territorio pubblico e privato ponendo una serie di cippi come questo lungo le mura della città come limiti del demanio pubblico.

 

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