La villa romana rispecchia diverse tipologie. C’è la "villa urbana", simile alle nostre ville residenziali, e la "villa rustica", simile alle nostre fattorie e specializzata nella produzione agricola. Spesso però le due tipologie si fondono, in quanto i Romani cercavano di unire al piacere di soggiornare in posti di grande bellezza il vantaggio economico. Un esempio è costituto dalla Villa dei Misteri, che affianca ad un ampio quartiere produttivo, dislocato intorno al cortile, un quartiere padronale, che si sviluppa intorno all’atrio e che si affaccia su una terrazza ad emiciclo rivolta verso il Golfo di Napoli.
Le ville di lusso (villa urbana) venivano disposte panoramicamente su terrazze artificiali (basis villae) ed alle pendici di colline. Oltre a portici e terrazze, la "villa urbana" comprendeva grandi parchi, organizzati secondo un progetto architettonico, con aiuole e vialetti abbelliti da statue e fontane.
Lo schema della "villa rustica" è molto semplice: un cortile porticato, attorno al quale si aprono gli alloggi del padrone, quelli degli schiavi ed i locali destinati alle attività produttive, come la pressa per l’uva e quella per le olive, la cantina (cella vinaria) etc.
Lungo le coste si disponevano le ‘ville marittime’, che oltre ai quartieri residenziali, mostrano spesso ampi settori con vasche e piscine dedicati alla piscicoltura. Il geografo Strabone, in età augustea, fa intendere che lungo la costa della Campania si addensavano tante ville al mare (villae maritimae), che il Golfo di Napoli dava l’impressione di un’unica grande città.
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