Nell'ambito di un'ampia indagine finalizzata allo studio dei materiali lapidei da costruzione e ornamentali impiegati a Pompei ed Ercolano, è stato eseguito dal Prof. Fabrizio Antonelli e dal Prof. Stefano Cancelliere dell'Università Iuav di Venezia, in collaborazione con il Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, uno studio dei litotipi ornamentali in opera, o rinvenuti nelle case pompeiane, incluso quelli fissi nei Termopoli lungo le strade e i materiali conservati nei depositi, in questi ultimi due casi per lo più decontestualizzati. 
Una particolare ricerca è stata eseguita sulla casa di Julius Polybius situata nella Regio IX con la facciata prospiciente la Via dell'Abbondanza e sulle vasche presenti nel giardino della Casa dei Vettii.

I risultati di seguito illustrati sono relativi ai litotipi decorativi, bianchi e colorati che, essendo per lo più di importazione, possono tra l'altro dare informazione sulla ricchezza e importanza sociale degli abitanti delle case più importanti.

a cura di Stefano Cancelliere (IUAV - Istituto Universitario Architettura di Venezia L.A.M.A.)
e Luigi Buffone (Laboratorio Ricerche Applicate - Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia)

 

PIETRE POLICROME
Tra le più frequenti ritrovate a Pompei vi sono quelle di origine greca: il lapis lacedaemonius, il marmor scyreticum, il marmor chium, il marmor carystium, il marmor taenarium, il marmor chalcidicum e il Marmor lapis lacedaemonius (Porfido Verde Antico).


 
Marmor Scyreticum (Breccia di Settebasi)



Venne estratto dai Romani in notevoli quantità da varie località nei pressi dell'isola di Skyros (Tris Boukes, Kourisies, Aghios Pantelimon) ed esportato in molte province dell'impero sotto forma di colonne e di blocchi da lastre di rivestimento.

Marmor Chium (Portasanta)



Chiamato anche "Portasanta" perché è la materia prima con cui sono stati costruiti gli stipiti delle porte sante delle basiliche di S. Pietro e S.Giovanni in Laterano a Roma. Questa pietra fu estratta prevalentemente a Latomi, presso la città di Chios (Chora). È stata usata localmente, anche se limitatamente, già in epoca greca classica e, successivamente, in gran quantità dai Romani per colonne, lastre parietali e pavimentali Continuò ad essere estratta sino alla prima epoca bizantina.

Marmor Carystium (Cipollino Verde)



Chiamato Cipollino Verde a causa delle caratteristiche strie dovute alla scistosità del marmo che lo fanno sembrare simile a una sezione di cipolla. Le cave antiche si trovano a sud dell'isola di Eubea (Grecia) nei territori di Styra e di Karistos. E' stato usato largamente dai Romani soprattutto per elementi architettonici quali colonne, pilastri, lesene, lastre parietali e da pavimentazione. Molto usato anche in epoca Bizantina, è tuttora cavato.

Marmor Taenarium (Rosso Antico)



Come per le pietre di cui sopra, il suo nome antico ha un'origine geografica, nel caso specifico deriva da capo Tenario, ora Matapan, presso il quale si estrasse già in età minoico-micenea. Si presenta rosso in varie gradazioni, e talora solcato da vene/bande bianche o grigie di calcite. Già dal I° sec. a.C. ebbe un discreto, soprattutto per la statuaria e le lastre, per "opera sectilia" e cornici, più raramente per colonne.

PIETRE PROVENIENTI DALL' ASIA MINORE
Tra le pietre provenienti dall'Asia Minore fino ad oggi identificate e presenti a Pompei ci sono: il marmor phrygium, il marmor sagarium, il marmor lucullaeum, il marmor hierapolinum, Breccia di Aleppo.

Marmor Phrygium (Pavonazzetto)



Anticamente chiamato anche Marmo Docimio o Sinnadico, dal nome delle due città più importanti presso le quali erano situate le cave (Monna e Pensabene, 1977). E' un marmo cristallino calcitico puro, con un fondo bianco e macchie rosse e/o purpuree (pavonazze), dai toni da tenui a cupi. Viene ancora estratto nei pressi dell'antica città di Dokimeion in Frigia, attuale Iscehisar (provincia di Afyon, Turchia). E' stato tra i primi marmi ad arrivare a Roma, utilizzato per colonne, vasche, lastre per rivestimenti e, in minor misura, anche per statuaria.

Marmor Sagarium (occhio di Pavone)


 
Questa pietra è stata estratta in varie zone della valle del Sagario, fiume citato da Omero nell’Illiade. È un marmo conchigliare con fondo rosso. I fossili bianchi e di forma arrotondata suggeriscono l’immagine degli “occhi” di pavone. È stato usato per lastre parietali, colonne, pavimenti e, in qualche caso per sarcofagi.

Marmor Lucullaeum (Africano)



Venne cavato esclusivamente in età romana (dal I° sec. a.C. alla fine del II d.C.). E' una breccia, con frammenti di calcare rosa, a luoghi rosso intenso, ma talora anche bianchi, gialli, grigio-blu. Il cemento calcitico, si presenta molto compatto di colore grigio-bruno o verde scuro. Le cave antiche si trovano presso l'antica città di Teos nella Ionia (attuale Sigacik, provincia di Izmir, Turchia) (Ballance, 1966). E' stato utilizzato per colonne, vasche, lastre parietali e pavimentali, ed anche per piccola statuaria (busti ed erme); nell’editto di Diocleziano è uno dei marmi più costosi.

Marmor hierapolinum (Alabastro Fiorito)



Pietra a fondo giallo con macchie di varia forma e tonalità, cavato in frigia (attuale Pammukkale) utilizzato dai romani dalla fine del periodo repubblicano al IV secolo d.C., usato per busti lastre parietali, colonne.

Breccia di Aleppo



Di questa pietra non si conosce il nome usato in antico. Il nome moderno “Breccia di Aleppo “ è dovuto ad un equivoco storico perché essa assomiglia ad una breccia cavata ad Alet località nei pressi di Aix an Provence (Lazzarini, 2006), in realtà le cave sono sull’isola di Chio (Grecia). È una pietra con cemento rosso mattone, ricca di clasti grigi e di un giallo vivace. È stata utilizzata soprattutto in età flavia per interni di edifici; si conoscono colonne (Pompei, via Villa dei Misteri), un trapezoforo, una pietra miliare (deposito del Museo Archeologico di Napoli) e scutulae pavimentali (Pompei). Molto ricercata nei secoli XVI, XVII.

       
  • Condividi:
  • Aggiungi a Del.icio.us
  • StumbleUpon
  • Digg
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Live Bookmarks