Storia degli scavi



Nel territorio di Boscoreale, suburbio nord pompeiano, vennero eseguiti, tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, numerosi scavi archeologici: eseguiti a cura di privati, proprietari dei fondi, essi erano finalizzati soprattutto alla scoperta ed al recupero di decorazioni parietali e pavimentali e di oggetti di valore, che sono generalmente confluiti nelle collezioni di vari Musei (il Museo Nazionale di Napoli, il Louvre di Parigi, il Metropolitan Museum di New York), o in collezioni private.
Vennero così alla luce una serie di villae rusticae (circa trenta) che costituivano gli elementi della fitta rete di insediamenti produttivi operanti nel I sec. d. C. alle pendici del Vesuvio e nella vicina piana del fiume Sarno. Tali insediamenti erano semplici aziende agricole di piccole e medie dimensioni a conduzione familiare o affidate a schiavi ma anche complessi di più ampia dimensione, con settori residenziali sontuosamente decorati destinati alla saltuaria presenza del ricco proprietario e settori destinati alle lavorazioni e alla manodopera servile. Grazie alle condizioni ottimali di conservazione di strutture e suppellettili, determinate dal seppellimento con materiali vulcanici dell’eruzione del 79 d.C., i dati di scavo hanno consentito di ricostruire le diverse fasi di trasformazione dei principali prodotti agricoli dell’area vesuviana: il vino, destinato anche all’esportazione, e l’olio, destinato per lo più al fabbisogno del mercato locale.
Gli edifici, dopo ogni esplorazione, erano in genere reinterrati.
In alcuni casi (Villa della Pisanella) essi rimasero in luce e per questo motivo andarono soggetti a successive e ripetute spoliazioni, per cui ben poco è rimasto in situ.

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