Gli scavi di Ercolano, dopo l’esplorazione per cunicoli nell’area del teatro (1710-11), iniziarono ufficialmente nel 1738 e proseguirono con la tecnica dei cunicoli sotterranei e dei pozzi di discesa e di areazione fino al 1828, quando furono autorizzati gli scavi "a cielo aperto", eseguiti fino al 1875.
Dopo una lunghissima interruzione, i lavori furono ripresi nel 1927 da Amedeo Maiuri, che li condusse fino al 1958, ma già nel 1942 quasi tutta l’area che costituisce l’attuale parco archeologico era stata riportata alla luce e contestualmente restaurata e coperta. Fra il 1960 e il 1969 ulteriori lavori sono stati condotti nel settore settentrionale dell’Insula VI e lungo il decumano massimo, mentre negli ultimi venti anni è stata esplorata l’antica spiaggia, coincidente con la fascia più meridionale dell’area archeologica. In questa zona sono stati riportati alla luce dodici ambienti con ingresso ad arco, ricoveri per barche e magazzini, ove avevano cercato riparo molti Ercolanesi in fuga dall’eruzione (I Fornici). Da questa stessa area proviene la barca di legno, attualmente esposta nel “Padiglione della Barca”, adiacente al moderno edificio che ospita l’Ufficio Scavi di Ercolano  e che è aperto al pubblico, senza costi aggiuntivi, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12,30 e dalle 14 alle 17.
Negli anni 1996-1998 sono stati eseguiti gli scavi a cielo aperto nell’area convenzionalmente denominata “Scavi Nuovi”, collegata al parco archeologico propriamente detto mediante una stretta e profonda trincea che, innestandosi all’altezza della Casa di Aristide, prosegue con una galleria al di sotto del moderno Vico Mare. In questa area, ove nuovi lavori di scavo, restauro e valorizzazione sono stati eseguiti dalla Soprintendenza negli anni 2007-2009 grazie a un finanziamento della Comunità Europea nell’ambito del POR Campania 2000-2006, sono attualmente in luce strutture appartenenti alla Villa dei Papiri (quartiere dell’atrio, primo piano inferiore e terrazza sul mare), già esplorata per cunicoli sotterranei nel Settecento, ma anche a un complesso termale dell’Insula nord-occidentale e a un lussuoso edificio residenziale dell’Insula I.
Nessuno di questi complessi è alla luce nella sua interezza, poiché le strutture si sviluppano per la maggior parte al di sotto di terreni che non sono stati espropriati. Un sistema di pompe idrovore deve tenere sotto controllo in modo permanente la falda dell’acqua affiorante per effetto dello sprofondamento della linea di costa antica a seguito dell’eruzione del 79 d.C. e dei fenomeni ad essa collegati.

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