Visita agli scavi

Stabiae è l'antico nome latino della città di Castellammare di Stabia, cittadina collocata tra Pompei e Sorrento. Grazie alla sua splendida posizione geografica e al suo clima particolarmente mite, il suo territorio è stato frequentato sin dal VII secolo a.C. come documenta il materiale rinvenuto nella vasta necropoli, ricca di oltre trecento sepolture, scoperta nel 1957 in via Madonna delle Grazie, in un'area tra gli attuali comuni di Gragnano e S. Maria la Carità, indagata in più riprese. L'importanza dei reperti rinvenuti e la presenza nei corredi funerari anche di ceramica di importazione corinzia, etrusca, calcidese e attica rivela immediatamente l'importante ruolo commerciale svolto da questa città.
L'abitato a cui era legata la necropoli di Madonna delle Grazie non è stato ancora individuato, ma si può ipotizzare non dovesse trovarsi lontano da essa, forse proprio sull'estremità settentrionale della collina di Varano, da dove era possibile esercitare un controllo sia sullo scalo marittimo che sul nodo viario. Doveva trattarsi di un oppidum cioè di una città fortificata di una certa importanza come si deduce dal fatto che Silla, comandante supremo dell'esercito romano nel corso della guerra sociale (91-88 a.C.), non si limitò ad occuparla (come fece per Pompei ed Ercolano), ma la distrusse militarmente e politicamente il 30 aprile dell'89 a.C.
Tale distruzione non provocò però la scomparsa di Stabiae: una pianta redatta nel 1759 ad opera del Weber, che diresse gli scavi in epoca borbonica, permette di individuare un impianto urbano di circa 45.000 mq sito sul pianoro di Varano oggi ancora completamente interrato, relativo molto probabilmente all'abitato precedente alla distruzione sillana. Sul ciglio della collina di Varano furono inoltre costruite in epoca romana grandiose villae di otium concepite prevalentemente a fini residenziali, con vasti quartieri abitativi, strutture termali, portici e ninfei lussuosamente decorati.
Di tipologia completamente diversa erano le villae rusticae dell'entroterra, vere e proprie fattorie finalizzate alla produzione e alla lavorazione dei prodotti agricoli. Queste 'ville' erano caratterizzate dalla presenza di un settore produttivo con torchio, aia, magazzini, che si differenzia nettamente da quello residenziale. Tale realtà viene cancellata dall'eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C. che seppellì Stabiae e i vicini centri vesuviani, ma non segnò la definitiva scomparsa della vita in queste zone. Dopo circa un quarantennio dall'eruzione, infatti, fu ripristinata la strada di collegamento con Nuceria, come si deduce dal rinvenimento di una colonna miliare segnante l'undicesimo miglio di questa strada.
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