Nei depositi archeologici di Pompei sono custoditi ca. 80.000 reperti provenienti dagli scavi della città e del suo territorio; vista la necessità di adattarsi agli spazi disponibili internamente al sito, tali depositi hanno carattere diffuso e presentano tra loro differenze topografico-strutturali. Nei depositi è possibile ripercorrere la storia della ricerca archeologica pompeiana, dagli esordi fino agli scavi tuttora in corso; i reperti in essi conservati testimoniano inoltre la cultura materiale della città nei suoi molteplici aspetti: religione, politica, arte, commercio, artigianato e vita quotidiana.
Da tempo è stata avviata un’attività di manutenzione dei depositi funzionale al miglioramento degli standard di conservazione. Il Parco Archeologico di Pompei, oltre che occuparsi di tutela e conservazione dei reperti archeologici, si è posto come Istituto di ricerca in grado di avviare progetti di studio analitici e interdisciplinari, come dimostra l’assidua presenza di studiosi che da tutto il mondo giungono per contribuire ad accrescere le conoscenze su Pompei e il suo territorio.
Uno dei principali depositi è quello dei così detti “Granai del Foro”, scavati tra il 1806 e il 1823, affacciati sul lato orientale del Foro Civile (VII 8); Amedeo Maiuri fu il principale promotore degli interventi finalizzati a fare di questo importante edificio pompeiano il contenitore dell’immensa mole di materiale fittile e di instrumentum domesticum proveniente dagli scavi delle numerose strutture a diversa vocazione funzionale: sia case, che botteghe e officine. Tali depositi-Museo, rappresentano un polo di attrazione ineludibile dei percorsi di visita soprattutto per l’enorme potenziale informativo che li caratterizza.