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Tempio di Giove

Scavi e Ricerche del PAP - Tempio di Giove

prof. Enzo Lippolis (Università di Roma, la Sapienza)

referente PAP Laura D’Esposito

L’esplorazione del settore nord della piazza forense è stata pianificata non solo per chiarire e meglio definire le principali fasi di costruzione e trasformazione del tempio di Giove e delle eventuali strutture ad esso funzionali ma anche, e soprattutto, con lo scopo di leggere la storia edilizia del monumento in relazione all’evoluzione e allo sviluppo architettonico dello spazio pubblico, tra la media e la tarda età repubblicana.

A circa 10 cm dal piano di calpestio attuale, lo scavo ha riportato alla luce una situazione stratigrafica sostanzialmente corrispondente a quella descritta da Maiuri negli anni ’40. In una posizione assiale rispetto all’edificio sacro, sono emersi i resti di una struttura in cementizio rasata al livello dello spiccato delle fondazioni, sulla cui superficie risultano ancora oggi leggibili i segni di un elevato in blocchi e/o lastre, poi asportato, che originariamente doveva rivestire la superficie esterna. La parte interna del nucleo si presenta, infatti, rasata (e conservata) a una quota leggermente più alta del limite esterno, lasciando supporre uno sviluppo in altezza del basamento, di cui tuttavia, non è possibile precisare forma e misure.

Al di sotto di tale costruzione, sono stati intercettati lacerti di almeno due o tre piani pavimentali in terra battuta. Tali piani risultano dunque dismessi e obliterati dalla costruzione del cosiddetto altare e dalla messa in opera di una nuova massicciata in opera cementizia, perfettamente liscia e regolare sulla superficie, verosimilmente finalizzata a costituire un piano di pavimentazione di parte del foro. Ciò rivela rivela un consistente e impegnativo sforzo di adeguare la nuova pavimentazione della piazza a principi di regolarità e simmetria, che non al momento non trova riscontro nelle fasi precedenti.