Gioielli preziosi, tesoretti monetali, contenuti in borse di fortuna o cofanetti, le chiavi di casa, chiusa nella speranza di farvi ritorno, lucerne per orientarsi nel buio saturo di cenere di quelle terribili ore, vasi con acqua per combattere l’arsura; questi sono i manufatti più frequenti.
La storia riemersa recentemente dai depositi aggiunge un nuovo tassello alla conoscenza di uno dei contesti più emozionanti e terribili dell’antica città, emblema stesso della tragedia che colpì un’intera popolazione: l’Orto dei Fuggiaschi (fig. 1). In quell’area, un tempo un rigoglioso vigneto, gli archeologi guidati da Amedeo Maiuri hanno ritrovato i calchi di quattordici persone che cercavano inutilmente di scampare alla nube di cenere che li avvinse (Maiuri 1962) (fig. 2).
Le loro sagome, ancora distese sul suolo, raccontano meglio di qualsiasi parola la tragedia di quel giorno: corpi colti nel gesto della fuga, mani tese a proteggere i più piccoli, volti impressi nel gesso come fotografie di un istante eterno (De Carolis, Patricelli, Ciarallo 1998, p. 105). Oggi l’Orto dei Fuggiaschi è un luogo di memoria, ma anche una testimonianza potente della vita quotidiana di Pompei, della sua umanità improvvisamente spezzata eppure rimasta, nei secoli, miracolosamente vicina a noi.
Lo scavo effettuato negli strati alti presso il giardino della casa I, 21, 2 a partire dal 2 marzo del 1961 permise di identificare un nutrito gruppo di vittime, 14 secondo la ricostruzione (Capurso 2021, pp. 87-91).
Le vittime erano in realtà 15 ma di un primo scheletro, cui si accenna nei giornali di scavo del 13 marzo, non si riuscì a trarne il calco, e i resti scheletrici recuperati sono oggi dispersi nelle collezioni osteologiche di Pompei (GdS 1961, p. 1, Archivio scientifico PAP). Il 10 aprile, venne individuata la prima cavità con resti scheletrici e si effettuò il primo calco cui seguirono, tra il 17 e il 22 dello stesso mese, le impronte di altre cinque vittime disposte in gruppo (nn. 35-39). Circa tre metri a nordest del precedente, il 27 aprile si identificarono altri tre individui, (nn. 40-42) e, infine, un ultimo gruppo composto da cinque individui, rinvenuto il 31 maggio a nord degli altri due (nn. 43-47).
VAI ALL'ARTICOLO COMPLETO
