Ad oggi si contano oltre cinquanta repliche e varianti del “Doriforo” di Policleto, che pertanto è una delle sculture più copiate in assoluto dell’arte classica (Kreikenbom 1990). Inoltre, già nel 1868, è stato proposto di identificare il “Doriforo” con il “Canone” di Policleto, ovvero la scultura che l’artista realizzò per enunciare il suo modello formale-estetico (Overbeck 1868).
L’equazione statua dalla Palestra Sannitica = “Doriforo” = “Canone” è oggi così ampiamente accettata da essere diventata un punto di riferimento imprescindibile per chi parla di arte classica, dai libri di scuola ai podcast e documentari televisivi.
Nel frattempo, la “critica delle copie” ha perso molto della centralità che aveva tra Ottocento e Novecento, e per buoni motivi: l’archeologia ha ampliato il suo sguardo, andando al di là del filone storico-artistico che aveva dominato la stagione della Kopienkritik di stampo tedesco. Ma questo non vuol dire che è obsoleta. Al contrario, i progressi fatti dall’archeologia negli ultimi decenni possono contribuire a un rinnovamento di questo campo di studi.
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