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Il Canone di Policleto: dalla scoperta del “Doriforo” di Pompei a una nuova ricostruzione dell’originale greco di V sec. a.C.

Da Pompei alla Grecia: L’importanza di Pompei per la conoscenza del mondo classico non si limita alla vita quotidiana e all’architettura domestica. La città sepolta nel 79 d.C. sotto lapilli e ceneri ha avuto anche un ruolo fondamentale nella storia dell’arte, non solo romana, ma anche greca.

L’identificazione di una statua in marmo proveniente dalla c.d. Palestra Sannitica di Pompei con il “Doriforo” di Policleto da parte di Karl Friedrichs nel 1863 segna l’inizio della grande stagione della “critica delle copie” (Kopienkritik): si tratta di un metodo comparativo per ricostruire gli originali perduti dei grandi maestri greci come Fidia e Policleto tramite l’analisi delle copie romane.

Ad oggi si contano oltre cinquanta repliche e varianti del “Doriforo” di Policleto, che pertanto è una delle sculture più copiate in assoluto dell’arte classica (Kreikenbom 1990). Inoltre, già nel 1868, è stato proposto di identificare il “Doriforo” con il “Canone” di Policleto, ovvero la scultura che l’artista realizzò per enunciare il suo modello formale-estetico (Overbeck 1868).

L’equazione statua dalla Palestra Sannitica = “Doriforo” = “Canone” è oggi così ampiamente accettata da essere diventata un punto di riferimento imprescindibile per chi parla di arte classica, dai libri di scuola ai podcast e documentari televisivi.

Nel frattempo, la “critica delle copie” ha perso molto della centralità che aveva tra Ottocento e Novecento, e per buoni motivi: l’archeologia ha ampliato il suo sguardo, andando al di là del filone storico-artistico che aveva dominato la stagione della Kopienkritik di stampo tedesco. Ma questo non vuol dire che è obsoleta. Al contrario, i progressi fatti dall’archeologia negli ultimi decenni possono contribuire a un rinnovamento di questo campo di studi.

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