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Pompei oltre il 79 d.C. Nuove evidenze dall’Insula Meridionalis, tra tarda antichità e Rinascimento

La rifrequentazione tardoantica della Casa dei Mosaici Geometrici Nell’ambito del progetto di “Messa in Sicurezza, Consolidamento e Restauro dell’Insula Meridionalis, dal Tempio di Venere al Foro Triangolare. Regio VIII, Insulae 1, 2 e 7”, avviato nel settembre 2023 e attualmente in corso (Mighetto 2025), le indagini archeologiche condotte nella Casa dei Mosaici Geometrici
hanno restituito molteplici evidenze di una rifrequentazione dell’area in epoca post-eruzione del 79 d.C., con attività che si sviluppano progressivamente fino alla metà del V secolo d.C.
Le tracce archeologiche mostrano come alcuni ambienti delle domus, ormai privati della loro funzione originaria, siano stati riutilizzati con nuove destinazioni d’uso a carattere domestico
e produttivo (Zanella 2019; Zuchtriegel et al. 2025, pp. 9-18).

Questa rioccupazione appare contrassegnata da interventi spesso realizzati con materiali di spolio (Sorricelli 2019; Zuchtriegel
et al. 2025, pp. 24-31), con sistemazioni delle strutture preesistenti e con installazioni funzionali per attività quotidiane, quali preparazione del cibo (piani cottura, fuochi, forni da pane), lavorazione dei cereali (macine) e immagazzinamento delle derrate alimentari (scaffalature lignee).
Nel settore occidentale della Casa dei Mosaici Geometrici, nel livello -1 (figg. 1-2), alcune evidenze suggeriscono un riutilizzo abitativo degli ambienti dopo l’eruzione. In particolare,
nell’ambiente 28 sono state individuate numerose buche di palo di forma circolare concentrate lungo il lato orientale, probabilmente riferibili all’installazione di una struttura lignea, forse
una scaffalatura (figg. 2-3, 6). Nella parte centrale dell’ambiente si evidenziava invece una grande buca quadrangolare interpretabile come alloggiamento per un palo di legno portante destinato a sostenere un solaio, ovvero la stessa copertura dell’ambiente. Dal riempimento di queste buche provengono frammenti lignei carbonizzati, ceramica da fuoco e un frammento di sigillata africana, elementi che, per quanto scarni, indicano una frequentazione successiva all’eruzione del 79 d.C.

 

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