logo del Parco Archeologico di Pompei

Upupa (Upupa epops)

Hoopoe, Huppe fasciéè, Wiedehopf, Abubilia

Arrivano a marzo a sorvolare gli scavi le prime Upupe. Bellissime. Non a caso sono state scelte dalla Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU) per il logo dell’Associazione.

L’Upupa è inconfondibile con il suo piumaggio bianco e nero su cui spiccano il collo e la testa di colore rosa camoscio. Dello stesso colore sono anche il collo e il petto. La coda è nera con una larga banda bianca orizzontale. Sulla testa è presente un caratteristico ciuffo di colore camoscio arancio con bande nere. In genere lo tiene abbassato, quando però lo alza, esibisce una sorta di cresta spettacolare di colore arancione con barrature nere. Il becco è lungo, scuro e leggermente ricurvo verso il basso.

È facile da osservare sia per le dimensioni (è più grande di un Merlo), sia per i colori, ma anche per il volo con le ali larghe di colore bianco e nero fatto di battiti d’ala possenti e alternati a lunghe planate. I sessi sono simili.

Si diceva che arrivano a marzo. È vero, ma per fortuna si fermano per l’intera stagione riproduttiva in tutte le località gestite dal Parco Archeologico di Pompei: gli scavi di Pompei, Quisisana, Longola ex Polverificio Brorbonico, ville di Stabia.

Perché si possa fermare e riprodursi sono necessari ampi prati in cui possa alimentarsi al suolo, alberi con grandi tronchi in cui può fare il nido. Nido che però spesso viene ricavato anche nei fori dei muri. E Pompei sembra essere un luogo ideale per loro, perché vi trovano sia la cinta verde con alberi vetusti, sia le mura delle rovine archeologiche. Hanno solo l’imbarazzo della scelta.

Chi visita gli scavi in primavera può quindi arricchire la sua esperienza con l’osservazione di qualche maschio posato su di un tetto che emette il tipico verso gutturale a difesa del territorio.

È insettivora e si nutre anche di vermi che cattura nel terreno, ma si alimenta anche della larva della processionaria, che riesce a catturare senza farsi male con i peli urticanti grazie alla lunghezza del becco.

Maurizio Fraissinet

Foto di Gianluca Nunziata Rega e Olimpia De Simone