Epoch, “Ricordo di Pompeii”: il contemporaneo fa i conti con la città romana – Zuchtriegel: parlare del classico significa che ci sia un “noi” nell’Europa di oggi

“Ricordo di Pompeii” è il titolo, italiano anche nell’originale nonostante la pubblicazione sia in inglese, del nuovo volume monografico di Epoch, rivista indipendente che mette in dialogo il presente con il passato, offrendo una nuova prospettiva su estetica, oggetti e idee. Superando la visione lineare della storia, propone un approccio libero, emotivo e interdisciplinare, volto a costruire nuove narrazioni contemporanee attraverso connessioni con il passato.
 
Più di 400 pagine tra testi, interviste e un ricchissimo apparato iconografico esplorano la città sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C. È un ricordo, ovviamente, della Pompei romana, ma è anche un ricordo di un’epoca recente, che molti sentono ancora essere la “loro”, ovvero il Novecento. In una specie di archeologia dell’archeologia, il lavoro collettivo di artisti, scrittori, archeologi e storici analizza i linguaggi della memoria, dai monumenti archeologici alle cartoline, ai film e alla moda, che hanno caratterizzato l’immagine di Pompei nell’era analogica e che oramai sembrano appartenere a un passato lontano: una lontananza che il volume sancisce e certifica attraverso il contrasto con visioni radicalmente contemporanee. Ciò che emerge è un nuovo immaginario della città antica: rappresentazioni insolite di reperti e monumenti celebri, senza tralasciare i gatti di Pompei, le periferie e gli angoli nascosti, ma anche dettagli e oggetti meno noti e apparentemente marginali che acquisiscono una inaudita centralità. Diversi shooting, eseguiti da fotografi dal calibro di Harley Weir, Jonas Lindstroem, Paul Kooiker e Thomas Prior tra molti altri, i co-fondatori della rivista, il direttore creativo Leonard Vernhet e la caporedattrice Francesca Gavin, insieme al fashion director Marc Goehring, mostrano il sito popolato da membri della generazione zeta che mettono in scena una intimità e una bellezza dirompenti, ponendo in tal modo la questione del futuro di Pompei in un mondo che sembra aver perso molte delle certezze e stereotipi che hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento. Oltre a testimonianze di artisti come Jeremy Deller e Wade Guyton e di studiosi come Mary Beard e Gabriel Zuchtriegel, direttore degli scavi, Maria Chiara Scappaticcio, dell’Università Federico II di Napoli, Andrea Viliani storico dell’arte e curatore del progetto del Parco di arte contemporanea Pompeii Commitment, il volume raccoglie una serie di saggi e interviste a funzionari, ricercatori e ricercatrici del Parco archeologico di Pompei.
 
È un’opera che colloca il classico nel XXI secolo” – è il commento del direttore Zuchtriegel. “Alla domanda quale posto il ricordo di Pompei possa ancora avere nel nostro presente, l’opera risponde con un amore per l’antico che non nasconde la sua vulnerabilità e precarietà. Ci ricorda che parlare del mondo classico significa parlare del ‘noi’ in un tempo in cui sembra più facile parlare dell’altro o semplicemente dell’io. È, in fondo, la stessa cosa che Goethe ha fatto con il suo Viaggio in Italia, solo che non è l’opera di un singolo genio, ma di un gruppo di persone che vivono una trasformazione profonda del mondo che ci circonda, in questi tempi di crisi geopolitiche e ambientali, globalizzazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale.”
 
Il volume è articolato in 20 servizi fotografici, 30 interviste, 5 articoli di approfondimento, immagini d'archivio inedite e centinaia di ore di lavoro.
Da parte del Parco archeologico di Pompei, il progetto, che si è svolto in un periodo lungo 19 mesi, è stato seguito da Federica Savarese e Giuseppe Scarpati.
 
La rivista sarà disponibile a partire dal 10 aprile presso i bookshop del Parco, in diversi punti vendita italiani e on line al seguente link: https://epoch-review.com/shop e prossimamente presso i bookshop del sito.