Numerosi altri frammenti, provenienti dallo stesso contesto, ma rinvenuti anche in ambienti diversi della domus, erano stati selezionati e conservati separatamente senza poter essere inseriti nella ricostruzione preliminare, sia per ragioni di tempo che per la presenza di aree lacunose che non permettevano, per la carenza di collegamenti certi, il corretto posizionamento dei lacerti; alcuni di questi sono stati poi ricollocati nel corso dell’intervento di restauro, ma la loro presenza rende evidente come la ricomposizione della volta debba, ancora oggi, essere considerata un processo aperto, suscettibile di futuri aggiornamenti e integrazioni. Uno degli aspetti più significativi dell’intervento ha riguardato la progettazione del nuovo supporto destinato alla ricomposizione dell’affresco. A differenza di un tradizionale pannello piano, il sistema di sostegno ha dovuto essere sviluppato contestualmente all’avanzamento delle operazioni di restauro, poiché solo la progressiva ricomposizione dei frammenti ha consentito di definirne con sufficiente attendibilità la curvatura. Il supporto è stato pertanto concepito come un elemento strutturale capace non solo di garantire la corretta collocazione dei lacerti e la loro conservazione, ma anche di restituire la spazialità originaria dell’apparato decorativo, mantenendo al contempo caratteristiche di modularità e possibilità di future implementazioni poiché la porzione ricostruita rappresenta solo una parte dell’apparato decorativo originario e numerosi frammenti pertinenti sono tuttora conservati separatamente, in attesa di una futura ricollocazione. Tale soluzione consente, infatti, di esporre e conservare in sicurezza la parte attualmente ricostruita, preservandone la corretta spazialità, senza precludere la possibilità di integrare nuovi lacerti o di aggiornare la ricostruzione qualora il proseguimento degli studi e della ricerca archeologica renda disponibili ulteriori dati.

La ierogamia di Dioniso e Arianna: dallo scavo all’esposizione
Il presente contributo illustra le attività di restauro condotte su un insieme di reperti provenienti dallo scavo della cosiddetta Casa con Panificio (IX 10, 1) di Pompei. L’intervento ha interessato i frammenti di una volta affrescata rinvenuta in crollo nell’ambiente 14 (tablino) del civico 1, soggetto principale di questo testo, oltre a numerosi manufatti in lega metallica e a un monopodio in marmo provenienti dal medesimo contesto archeologico. I materiali sono stati affidati alla ditta Consorzio Pragma, al termine delle operazioni di scavo e di un’accurata progettazione messa a punto dal personale interno del Parco Archeologico di Pompei.
Per quanto riguarda l’apparato pittorico, la maggior parte dei frammenti risultava già parzialmente ricomposta grazie al preliminare lavoro di individuazione degli attacchi eseguito dagli archeologi durante lo scavo. Tale attività aveva consentito di ricostituire numerosi nuclei coerenti, costituendo una solida base di partenza per le successive operazioni di restauro, unitamente ad un corposo apparato grafico riportante ipotesi ricostruttive.