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Lo scavo di una domus nell’insula IX 11: il rinvenimento di un armarium con crepundia

La memoria di una vita, racchiusa in un armadio che non fu mai più riaperto, è tornata recentemente in luce tra gli ambienti di una domus situata nell’insula 11 della Regio IX di Pompei. Il contesto offre un’importante opportunità di approfondimento sulle pratiche quotidiane e sulla
cultura materiale della città prima dell’eruzione vesuviana del 79 d.C. Il mobile, ricostruibile sulla base dei dati documentati durante lo scavo, è stato individuato nella casa attribuita tradizionalmente a Cornelius Maximus, affacciata su via dell’Abbondanza, uno dei principali assi viari dell’antica città.
Il contesto di rinvenimento e l’insieme degli oggetti conservati al suo interno consentono di delineare un quadro articolato delle attività domestiche, delle pratiche legate alla cura del corpo e, potenzialmente, delle attività economiche svolte dagli abitanti della casa. Il repertorio comprende strumenti del mundus muliebris, tra cui una pinzetta e uno stemperatoio per pigmenti (coticula), un balsamario in vetro, un bruciaprofumi e una lucerna in bronzo.

A questi si aggiungono pesi in piombo, collocati in una piccola cassetta lignea della quale rimangono esigue tracce. La presenza di questi ultimi potrebbe essere compatibile con lo svolgimento di attività commerciali, sebbene la loro funzione specifica debba essere valutata alla luce delle caratteristiche del contesto e delle eventuali associazioni con altri reperti.
L’armadio conteneva inoltre recipienti e utensili: vasi e pentole, di bronzo, di vetro e di ceramica, oggetti di uso quotidiano, ma forse anche carichi di ricordi, come nel caso di un boccalino raffinato decorato con scaglie di pigna.
Gli elementi della collana, realizzati in faïence, osso, pasta vitrea e cristallo di rocca, presentano fori di sospensione e raffigurano soggetti differenti, tra cui divinità — riconoscibili nelle figure di Bes e Mercurio —, mani, piedi, pigne e grappoli. L’insieme è riconducibile alla categoria dei cosiddetti crepundia, termine derivato dal latino crepare («risuonare», «fare rumore»).

 

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