La Civetta è un’abile predatrice: un udito sviluppato e la capacità di girare completamente il capo le consentono di individuare facilmente le prede. Ha una dieta prevalentemente insettivora, ma si nutre anche di piccoli mammiferi, rettili, uccelli. Come tutti gli strigiformi, gruppo a cui appartengono i nostri rapaci notturni, ingoia le prede intere e poi rigurgita le parti indigeribili (pelo, piume, ossa, ecc.) sotto forma di borre. È una specie stanziale e possiamo osservarla a Pompei tutto l’anno. Nidifica tra marzo e giugno in piccole cavità tra le rocce, negli alberi, nei muri di vecchi edifici.
Il rapporto tra l’uomo e la Civetta è stato piuttosto controverso. Gli antichi Egizi ritenevano il suo verso presagio di morte. Per i Greci, invece, rappresentava la dea Atena e, quindi, la consideravano simbolo di saggezza. Era spesso raffigurata sulla dracma, la moneta in uso nell’antica Grecia. Tale rappresentazione si è mantenuta anche nell’Era Moderna, sino al XX secolo. Nel XXI secolo, col passaggio all’euro, l’antica dracma è stata riportata sulla moneta da un euro.
Ma non sempre la Civetta ha goduto di tale considerazione. Dal Medioevo sino alla fine del secolo scorso, oltre ad essere considerata simbolo di cattiva sorte, è stata utilizzata dai cacciatori per attirare piccoli passeriformi: la Civetta è attiva principalmente di notte ma di giorno spesso sorveglia il suo territorio da una posizione elevata e ciò provoca la reazione di altri uccelli. Da qui deriva l’espressione popolare “zimbello per allodole” per indicare qualcosa che attira persone sprovvedute.
Ora, finalmente, si sta rivalutando il ruolo fondamentale ricoperto dalla Civetta nel controllo delle popolazioni di piccoli roditori e di grandi insetti.
Nel Parco archeologico di Pompei la troviamo ben raffigurata in un affresco nella Casa del Menandro.
Silvia Capasso e Giuseppe Di Martino
Foto di Maurizio Fraissinet e Giuseppe Di Martino
