La villa “di Cicerone” a Pompei

Nuove tecnologie per risolvere il giallo degli scavi settecenteschi
Si ipotizza che fosse più grande e più sontuosa delle altre ville fuori le porte di Pompei, come quella dei Misteri e quella di Diomede.
Affreschi e mosaici provenienti dalla villa “di Cicerone” sono tra le più celebri opere esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Eppure la villa, la cui attribuzione a Cicerone è priva di fondamento, è quasi totalmente dimenticata.
Fu scavata a partire dal 1748, ovvero dall’inizio ufficiale delle esplorazioni sistematiche di Pompei. Lo scavo proseguì con interruzioni fino al 1779. Tra i visitatori più illustri, c’è anche Johann Winckelmann, il fondatore moderno della storia dell’arte antica, che la vide nel 1764. Lo studioso rimase colpito soprattutto dagli affreschi di alcune danzatrici, “fluidi come un pensiero e belle come se fossero state realizzate per mano delle Grazie”.
Il motivo dell’oblio di questa eccezionale villa sta nel fatto che fu esplorata attraverso un sistema di crateri, vale a dire grandi fosse, trincee e gallerie, tipico dei primi scavi promossi dalla corte Borbonica a Pompei. A seguito dello scavo e portati via mosaici, affreschi e reperti ritenuti particolarmente pregevoli, la villa fu interrata.
Iniziò così il suo oblio. Oggi ne rimane una collina verde nel Parco Archeologico di Pompei, coperta da frutteti e vigneti che rientrano del progetto “Azienda agricola Pompei”. Diversamente da altri scavi settecenteschi, come quelli riscontrati nella casa del Tiaso, indagata nuovamente nel 2023-2025, lo scavo nella villa cd. di Cicerone è stato documentato tramite diari e planimetrie.
«È l’unica possibilità che ci rimane – spiega il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel – di capire fino in fondo il metodo di scavo dei Borbone, confrontando la documentazione dell’epoca con quanto lasciato sul posto. Per questo si tratta di una riserva archeologica unica. Comprendere la villa di Cicerone significa risolvere un giallo che riguarda quasi tutta la città antica di Pompei: troviamo le tracce delle prime esplorazioni un po’ ovunque, ma quasi mai abbiamo notizie storiche che ci aiutano a capire meglio cosa esattamente sia successo e quando. Qui, invece, abbiamo una documentazione abbastanza dettagliata».
Un primo passo per una migliore conoscenza della villa e della sua storia settecentesca è stato fatto grazie a un progetto diretto da Ivo van der Graaff (University of New Hampshire) e John Clarke (University of Texas at Austin), che ha previsto una serie di indagini geofisiche non-invasive.
Grazie a questa tecnologia, si può “vedere” ciò che c’è nel sottosuolo senza scavare. In un primo rapporto preliminare, pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei, i ricercatori concludono che i resti architettonici della villa scavata e interrata sono notevolmente più estesi di quanto ipotizzato in passato.
«C’è, dunque, ancora tanto da indagare e da capire: sarà da valutare quali potrebbero essere i prossimi passi, tenendo conto del delicato equilibrio tra scavo e tutela del patrimonio immenso di Pompei» ha concluso il Direttore del Parco.